Dalle raffigurazioni antiche ai red carpet contemporanei, il seno femminile è sempre stato circondato da significati simbolici. Ma dietro la sua feticizzazione e censura, si nasconde una complessità spesso sottovalutata
La complessità del seno femminile
C’è una storia unica che riguarda il seno femminile: ispiratore di artisti antichi, simbolo della maternità, dell’allattamento, parte del ciclo ormonale delle donne, con i suoi cambiamenti mensili e nell’arco della vita. Tutto questo e, in più, componente di un immaginario in cui il confine tra feticismo e il reale significato erotico di questa parte del corpo vengono spesso confusi e mescolati.

Il seno è, insomma, un simbolo eccezionale, che presenta una «complessità sorprendente e profonda» e la cui «feticizzazione erotica (…) ne nasconde le qualità multidimensionali», come dice Birgitta Haga Gripsrud, Professoressa di Scienze Umanistiche della Salute e Studi Psicosociali dell’Università di Stravanger in Norvegia, in “The cultural history of breast” che citerò nel seguito di questo articolo.
Seno femminile e maschile, le differenze
Evitando di scendere nel merito del dibattito accademico, quel che mi interessa qui è dare qualche spunto di lettura e riflessione sull’immaginario che circonda il seno femminile, così da restituire un’idea della sua complessità al di là della feticizzazione erotica (nota anche come “mazofilia”).
Parlando dunque della feticizzazione del seno, questa sembra collegata all’idea dello sviluppo sessuale e della pubertà femminile.
«Lo sviluppo del seno è un processo eterogeneo, che svolge un ruolo fondamentale nella socializzazione delle ragazze come donne (…). La crescita del seno è l’inizio di un processo che continuerà per tutto il ciclo di vita».
Ma un dato evidenziato dall’autrice che colpisce è un altro: anche il maschio umano ha seni quasi omologhi a quelli della femmina in termini di struttura, «se non di dimensioni», inoltre «gli uomini possono occasionalmente allattare. Ciò è causato da farmaci, tumori o anomalie ormonali». Tuttavia questa mansione è meglio svolta dal corpo femminile, in quanto «con le loro carenze di dotti, gli uomini hanno relativamente poca capacità di immagazzinare latte». Inoltre in «entrambi i sessi il capezzolo può diventare eretto quando è freddo o tramite eccitazione e/o stimolazione sessuale». Dunque gli uomini hanno seni paragonabili a quelli femminili, possono essere stimolati sessualmente, possono ingrandirsi e allattare in circostanze particolari. Allora perché di solito sono solo i seni femminili ad essere soggetti a feticizzazione, e conseguentemente a censura? Ciò sembra essere legato a una differenza in particolare: durante la pubertà, solo nelle donne il seno subisce un ingrossamento significativo. Non è quindi la dimensione in sé a contare, ma che questa cambi in corrispondenza dello sviluppo sessuale.

Il seno femminile ingrossato è infatti un tratto sessualmente dimorfico, cioè ovvero una «caratteristica che esiste in due forme diverse nei maschi e nelle femmine della stessa specie». Ma soprattutto è un qualcosa che differenzia gli umani da altri mammmiferi, «persino tra i primati, i nostri parenti più stretti, il seno non è sessualmente dimorfico». Ce lo spiega Fran Mascia-Lees, Professoressa di Antropologia e decano di Scienze Sociali e Comportamentali e degli Studi Internazionali all’Università di Rutgers nell’articolo Are Women Evolutionary Sex Objects? Why Women Have Breasts (Anthropology Now, Vol. 1, No. 1, Aprile 2009, pp. 4-11).
Questo cosa significa? Significa che probabilmente durante l’evoluzione, l’ingrossamento del seno femminile ha svolto una funzione nella sopravvivenza della specie, tanto da diventare criterio per la selezione naturale. Ma qual è questo criterio e l’erotismo è insito in esso? Questo è motivo sufficiente alla sua censura?
L’erotismo del seno: natura o cultura? Le teorie
Sono molte le ipotesi avanzate sul perché l’evoluzione abbia selezionato questa caratteristica femminile. Desmond Morris, zoologo ed etologo, nei suoi studi ha supposto che i seni ingrossati fossero un adattamento al bipedismo e si fossero sviluppati come segnale sessuale per l’uomo a imitazione delle natiche. Una visione che Fran Mascia-Lees non condivide, perché universalizza comportamenti sessuali specifici dell’umano. Altri studiosi, come Cant (1981), credevano che la selezione avesse preferito i seni ingrossati perché segnalavano al maschio che la donna aveva riserve di grasso, per cui sarebbe quindi stata più probabilmente in grado di crescere i figli e avrebbe aumentato (per l’uomo) la probabilità che i suoi geni venissero trasmessi.
L’opinione di Fran Mascia-Lees su queste teorie dell’erotismo del seno umano è piuttosto critica. Infatti le spiegazioni evoluzionistiche tradizionali partono spesso dal presupposto che la selezione naturale abbia come motore il desiderio maschile eterosessuale. L’autrice ha quindi condotto una ricerca con John Relethford, antropologo biologico, e Tim Sorger, endocrinologo, che ha evidenziato un’altra possibile spiegazione.
«Abbiamo sostenuto che, a un certo punto della storia evolutiva umana, l’ingrossamento permanente del seno abbia permesso ad alcune delle nostre antenate femmine di adattarsi meglio all’ambiente, aumentando così le loro possibilità di sopravvivenza e di trasmissione dei loro geni(…). Rispetto ad altri primati, gli esseri umani hanno una percentuale di tessuto adiposo maggiore rispetto al peso corporeo totale. Questi depositi di grasso potevano essere utilizzati nei periodi di scarsità di risorse per essere trasformati in energia. L’evoluzione ha selezionato l’aumento del grasso corporeo e il seno ingrossato è stato un sottoprodotto accidentale di questo processo».
Quindi motore della selezione per Mascia Lees sarebbe non il desiderio maschile, ma l’autonomo adattamento femminile: le donne con più grasso corporeo sopravvivevano più spesso e trasmettevano i loro geni, il seno prospero è di conseguenza rimasto come traccia di questo aspetto.
Insomma scoprire il seno può essere rivoluzionario? Beh, sì
In molte manifestazioni, nel corso dei decenni, è capitato che le donne utilizzassero la scopertura del proprio seno come mezzo di protesta, come per il movimento “Free the nipple“, la campagna che voleva rendere legalmente e culturalmente accettabile mostrare i capezzoli in pubblico. Storicamente, infatti, le donne sono state talvolta arrestate o accusate di atti osceni in luogo pubblico o disturbo della quiete per aver scoperto il seno. Inoltre, per anni è stata vietata la loro diffusione sui social. Al giorno d’oggi, molte star portano sui red carpet abiti trasparenti che permettono di vedere chiaramente i capezzoli, attirandosi critiche sulla presunta oscenità del gesto.
Abbiamo visto come le autrici citate sopra abbiano messo in discussione l’idea che i seni femminili si siano evoluti principalmente come segnali sessuali per attrarre i maschi, proponendo invece di considerarli nel contesto di dinamiche più ampie, in cui l’attrazione per il seno potrebbe non rappresentare un dato biologico fisso ma anche se così fosse non sarebbe forse ragion sufficiente per una sua censura.
Alla luce di tutto questo diventa più comprensibile perché la scelta di scoprire seno e capezzoli femminili possa essere rivoluzionaria. Il seno femminile (come quello maschile) non è infatti parte dell’apparato genitale: non è necessariamente coinvolto nell’atto sessuale, se non come zona erogena stimolabile (cosa che però vale anche per il capezzolo maschile e per altre zone del corpo umano). Insomma, solo alla donna è richiesto di coprire il seno per “decoro”, in conseguenza a una feticizzazione che, come si è visto, è forse risultato più di costruzioni culturali, che di qualcosa di biologicamente determinato. Per cui, ci verrebbe da dire, ben venga il free nipple sul red carpet e ovunque possa portare un messaggio di liberazione.

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